Pratica Psicoterapeutica

Il Mestiere dell'Analista
Rivista semestrale di clinica psicoanalitica e psicoterapia

NUMERO 12
1 - 2015 mese di Giugno
PSICOANALISI E ISTITUZIONE
L'ESPERIENZA NEL GRUPPO
di Roberto Carnevali

Nel numero 4 di questa rivista (giugno 2011) ho proposto un progetto di ricerca a cui da poco avevo dato vita “nell'ambito del Centro Studi e Ricerche (CSR) della COIRAG (Confederazione delle Organizzazioni Italiane per la Ricerca Analitica sui Gruppi)”, dicendo che “si svolge in ambito istituzionale psichiatrico con la finalità di leggere una pratica psicoterapeutica di gruppo attraverso le griglie di teoria della tecnica apprese da allievi di varie scuole di formazione.”

Questa ricerca è giunta a compimento, e prima di esporne diffusamente in un Quaderno del CSR i risultati voglio offrire qui qualche riflessione sul significato del lavoro fatto, e su ciò cui ha dato vita in termini di cambiamenti “piccoli ma significativi” (come dice Bion) nel contesto istituzionale nel quale lavoro. Premetto che da alcuni anni svolgo la funzione di tutor di tirocinanti di varie scuole di specializzazione in psicoterapia, il cui numero è via via cresciuto nel corso degli anni.

“L'idea che fonda la ricerca è questa: [cito ancora] ciascun tirocinante esplicita alcuni concetti di base della propria formazione, riferiti alla scuola di appartenenza, e ne fa una ‘griglia’ attraverso cui legge i miei interventi in gruppo, delineando la definizione di uno ‘stile’ e formulando le proprie osservazioni e le proprie critiche rispetto, per l'appunto, a quello che viene definito come il mio stile di conduzione; i nove [in realtà i tirocinanti che oggi, a pochi giorni dalla conclusione della ricerca hanno prodotto un elaborato sono saliti a quindici] percorsi, ulteriormente diversificati, per coloro che ne hanno l'opportunità, dalla doppia posizione di osservatore partecipe e recorder, diventano riflessioni e considerazioni su somiglianze e differenze fra la teoria della scuola di appartenenza e il modus operandi cui si assiste” (il recorder “si affianca all'osservatore partecipe come ‘osservatore muto’, e [...] ha come compito il prendere appunti su ciascuna seduta di gruppo”).

Riservando ad altro spazio l’esposizione degli esiti della ricerca[1], voglio qui evidenziare come quest’iniziativa abbia inciso significativamente sulla struttura dell’istituzione, portando degli elementi di novità che hanno dato modo non solo di offrire a molti psicologi tirocinanti uno spazio formativo molto articolato ma anche di avere un ritorno in termini di efficacia per l’istituzione psichiatrica.

 

In genere uno psicologo svolge la funzione di tutor al massimo per 2-3 tirocinanti contemporaneamente; tant’è che l’Ordine degli Psicologi della Lombardia dà un massimo di 25 punti ECM all’anno per il tutoraggio, richiedendo la certificazione (o l’autocertificazione) per non più di 2 tirocinanti. Dal 2012 a oggi (la ricerca ha preso vita nel 2011) il numero dei tirocinanti che ho potuto accogliere e che seguo con costanza si è mantenuto su un numero da 11 a 13 contemporaneamente, con un costante ricambio fra allievi che concludono la scuola di psicoterapia e altri che chiedono di iniziare un tirocinio; da qualche anno si sono aggiunti tirocini post lauream, e i frequentatori di questo tipo di tirocinio non sono inclusi nella ricerca, e dunque non è richiesto loro di produrre un elaborato, ma partecipano ai gruppi, svolgendo soltanto la funzione di recorder, non avendo ancora i requisiti per poter intervenire come osservatori partecipi. Le altre figure cui faccio cenno nell’articolo del 2011 hanno partecipato a un gruppo per un tempo variabile (in genere intorno a un anno) ma nessuno di loro si è sentito di produrre un elaborato, e dunque, anche se inizialmente anche queste figure erano state incluse, anche negli intenti, nella ricerca, sono arrivato a focalizzare l’esito della ricerca solo su allievi di varie Scuole di Specializzazione in Psicoterapia, di orientamenti estremamente vari[2].

Quando ho cominciato a estendere il numero dei tirocinanti per i quali mi rendevo disponibile come tutor, l’allora Direttore del Dipartimento di Salute Mentale per cui lavoro (persona particolarmente attenta e sensibile alle esigenze di tutti coloro che, a qualunque titolo, e dunque anche i tirocinanti, entravano a contribuire alle attività del Dipartimento stesso) mi chiese se ero in grado di garantire a chi chiedeva un tirocinio un servizio di qualità; il fatto di offrire la partecipazione a uno o più gruppi e di poter dedicare uno spazio settimanale alla discussione dei casi clinici che man mano i tirocinanti assumevano in cura mi ha messo nella condizione di poter rispondere affermativamente, e devo dire che, tranne in un caso, tutti coloro che hanno iniziato il loro tirocinio con me nel mio servizio lo hanno portato a compimento restando fino alla specializzazione.

Devo dire che lavoro in un servizio dove non solo ho avuto per anni (adesso è andato in pensione) un Direttore del Dipartimento che si preoccupava di offrire un servizio di qualità ai tirocinanti, ma anche dove gli Psichiatri sono molto collaboranti e attenti, e discutono con i tirocinanti i casi che inviano loro, approfondendo nel corso della terapia il lavoro psicologico, disponibili a un costante confronto nel quale io stesso sono chiaramente coinvolto (si è dato più volte il caso in cui uno psichiatra abbia partecipato al momento settimanale di discussione dei casi che tengo con i tirocinanti, per condividere la situazione del caso da lui seguito con noi, portandoci anche la prospettiva medica e farmacologica che diventava così un’altra occasione di spazio formativo). Inoltre c’è uno psichiatra, la cui attività è principalmente rivolta ad effettuare i primi colloqui di accoglimento dei pazienti, che accetta di avere presenti a questi colloqui i tirocinanti (uno alla volta), dando loro modo di avere una conoscenza diretta di una casistica psichiatrica estremamente varia. Infine si ha anche un altro momento gruppale a cui è ammessa la presenza dei tirocinanti: la riunione d’équipe, che facciamo settimanalmente al CPS, e nella quale vengono discussi tutti i casi (le cosiddette “prese in carico”) che coinvolgono nella loro gestione un rilevante numero di membri dell’équipe (che oltre a Psichiatri e Psicologi comprende naturalmente Infermieri, Educatori, Assistenti Sociali e Terapisti della Riabilitazione Psichiatrica). Per i tirocinanti post lauream poi (che devono fare 20 ore settimanali di tirocinio) c’è la possibilità di partecipare alle attività del Centro Diurno e, facendo una richiesta in più, che comunque viene accolta, c’è anche la possibilità di frequentare per un periodo di qualche settimana l’SPDC (il reparto ospedaliero, Servizio Psichiatrico di Diagnosi e Cura), possibilità che anche una tirocinante di Scuola di Psicoterapia particolarmente interessata ha chiesto di avere, ottenendola.

Come ho detto, riferirò dettagliatamente nel report gli esiti della ricerca. Qui voglio limitarmi a sottolineare che attraverso la realizzazione di quest’iniziativa (essendoci comunque dei buoni presupposti) si è potuto costruire una sinergia molto efficace, con un ritorno vantaggioso per tutte le parti che la compongono.

I tirocinanti sono soddisfatti, perché hanno uno spazio formativo molto articolato nel quale possono avere accesso operativamente alla dimensione clinica variamente declinata e avere dei riscontri da parte di varie componenti dell’istituzione, io sono contento di poter mettere in gioco la mia esperienza e il mio lavoro non solo nella clinica ma anche nella formazione, l’istituzione si trova ad avere la possibilità di dare una risposta psicoterapeutica alla popolazione in forma estesa, e si hanno anche dei risvolti innovativi che nascono dall’interazione fra le varie componenti.

Ne cito uno fra tutti. Ora che siamo alla fine della ricerca, si sono delineate due tendenze da parte dei tirocinanti: alcuni considerano conclusa l’esperienza e ritengono che la partecipazione ai gruppi abbia dato loro strumenti sufficienti per la pratica terapeutica che andranno a svolgere (e che già stanno svolgendo) in setting duale; altri (non sono la maggioranza ma non sono pochi) si sono appassionati al lavoro di gruppo e vorrebbero continuare a svolgerlo, magari per praticarlo anche una volta specializzati. A questa “passione” corrisponde anche, per qualcuno, un talento particolare e un’attitudine (almeno secondo una mia valutazione con criteri che sono comunque miei personali) alla conduzione di gruppi, e in qualche occasione mi sono trovato a cogliere, nell’intervento che il tirocinante “osservatore partecipe” stava facendo, dei rilievi preziosi su ciò che stava accadendo nella relazione che io stesso stavo instaurando col gruppo o con un suo membro, permettendomi di uscire da giochi difensivi che stavo mettendo in atto e di rilanciarmi in modo più sintono alla situazione. Da questo fatto mi è nata l’idea di proporre ai più motivati di procedere con loro nel lavoro di gruppo “promuovendoli” da “osservatori partecipi” (comunque uno per ogni gruppo, mentre i recorder possono essere più d’uno) a veri e propri “co-conduttori”. Alla fine della ricerca si aprirà una nuova fase nella quale saranno coinvolti solo quei tirocinanti che sono maggiormente interessati a condurre gruppi, e la loro formazione sarà anche specificamente indirizzata alla co-conduzione.

Per tutte le considerazioni relative alla ricerca, rimando alla lettura del report, che sarà pronto verso la fine di giugno col titolo “Modelli formativi e pratiche cliniche a confronto – Osservazione partecipe e recording in gruppi con pazienti psichiatrici a conduzione gruppoanalitica nel tirocinio di allievi di diverse scuole di specializzazione” e scaricabile gratuitamente in formato e-book.



[1] Tutti i report delle ricerche del CSR-COIRAG da qui in poi, e anche alcuni di quelli relativi a ricerche degli anni scorsi, saranno diffusi gratuitamente in forma di e-book su tutti i principali canali di diffusione dei libri in tale formato, editi da ARPANet.

[2] Questo aspetto di confronto fra vari orientamenti e il modello gruppoanalitico secondo Foulkes che applico nei miei gruppi sarà uno dei principali temi del report della ricerca, ma non viene qui trattato, e si rimanda alla lettura dell’e-book, che come s’è detto sarà scaricabile gratuitamente sui principali canali di diffusione di libri on-line, chi fosse interessato all’argomento.

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